Stanza n°3 : Aci e Galatea

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La leggenda di Aci e Galatea


La leggenda ha origini greche e spiega la ricchezza di sorgenti d’acqua dolce nella zona etnea. Essa narra la storia di Aci, un pastorello che viveva lungo i pendii dell’Etna, e la sua amata Galatea, che aveva respinto le proposte amorose di Polifemo, un gigante con un solo occhio.

Polifemo, offeso per il rifiuto della ragazza, uccide il suo rivale in amore Aci nella speranza di conquistare la sua amata. Ma Galatea continua ad amare Aci. A questo punto entra in scena Nereide,che grazie all’aiuto degli dèi trasforma il corpo morto di Aci in sorgenti d’acqua dolce che scivolano lungo i pendii dell’Etna. Non lontano dalla costa, vicino l’attuale Capo Molini, esiste una piccola sorgente chiamata dagli abitanti del luogo "il sangue di Aci" per il suo colore rossastro.
Nell’undicesimo secolo dopo Cristo un terremoto distrusse il villaggio Aci nei pressi Capo Molini, provocando l’esodo dei sopravvissuti che fondarono altri centri. In ricordo della loro città d’origine, i profughi vollero chiamare i nuovi centri col nome di Aci al quale fu aggiunto un appellativo per distinguere un villaggio dall’altro. Si spiega così, l’esistenza di città con il nome di Aci Castello (appellativo dovuto alla presenza di un castello costruito su di un faraglione che poi fu distrutto da una colata lavica nell’XI secolo), Aci Trezza (la cittadina dei tre faraglioni), Acireale, Aci Catena, Aci Bonaccorsi, Aci Sant’Antonio e Aci San Filippo.